Lingua 

Le dimensioni antropologico-bibliche e religiososo-spirituali del pellegrinaggio, con particolare riferimento a Medjugorje

Data: 2 agosto 2005 , Originariamente pubblicato 10 novembre 2001
Autore: Dr. Fra Slavko Barbarić, OFM
Categoria: Riflessioni teologiche , Sacerdoti di Medjugorje

I. L'uomo alla ricerca di Dio

I pellegrinaggi sono noti a tutte le religioni. Sono l'espressione dell'uomo alla ricerca di Dio nei luoghi in cui Egli si è manifestato in modo particolare, in cui Egli ha donato agli uomini la possibilità di sentire più facilmente la Sua presenza oppure persone particolarmente dotate, grazie ai Suoi doni, sono divenute un segno particolare della presenza di Dio. Ecco perché vi sono luoghi di pellegrinaggio che attraggono persone e coloro che li visitano sono alla ricerca di una nuova esperienza di Dio e quindi della pace, della gioia, dell'amore e della speranza. Con ogni pellegrinaggio l'uomo si allontana dalla sua quotidianità, mettendo da parte il lavoro, la famiglia, gli amici, la sicurezza e si mette in cammino spinto dal suo desiderio di incontrare nuovamente Dio.

Sebbene alla base di ogni pellegrinaggio vi sia la ricerca di Dio, l'allontanamento dalla quotidianità e l'apertura al divino, che è il motivo principale del pellegrinaggio stesso, vi sono anche motivi secondari alla base dei pellegrinaggi attuali ' la conoscenza del mondo e dei paesi, dei popoli e delle loro abitudini. Se poi vi si rimane, allora diventa turismo. Accanto al motivo primario ed a tutti i possibili motivi secondari, c'è anche il grande apporto della curiosità umana che, in un primo momento, può superare ogni altra motivazione. Esistono luoghi di pellegrinaggio sorti proprio per l'intervento di Dio nella vita di uno o più uomini (sostanzialmente proprio in questo modo sono sorti i luoghi di pellegrinaggio mariani legati alle apparizioni) oppure creatisi lentamente col passare del tempo, molto spesso dopo la morte di qualche persona eletta da Dio oppure per le imprese carismatiche di singole persone nella Chiesa. Indipendentemente dal modo in cui i luoghi di pellegrinaggio si siano sviluppati, ovunque l'uomo-pellegrino cerca sempre la stessa cosa. Poiché spesso egli arriva con varie motivazioni, è dovere di coloro che organizzano le attività nei luoghi di pellegrinaggio aiutare ogni singolo pellegrino a prendere coscienza della reale motivazione del suo pellegrinaggio e cioè l'incontro con Dio che attende l'uomo. Per poter dar forma al pellegrinaggio, è indispensabile servirsi di ogni mezzo a disposizione affinché accada quello che deve accadere: l'incontro tra Dio che attende e l'uomo che cerca. Ecco perché è necessario avere ben chiaro chi è l'uomo e cosa vuole e quello che Dio gli offre in risposta. In modo particolare l'atteggiamento del pellegrino ci consente di dire che l'uomo è di per sé DOMANDA E RICERCA DI UNA RISPOSTA MENTRE DIO E' RISPOSTA ED ATTESA DI COLUI CHE CERCA.

II. L'uomo alla ricerca della pace

L'uomo è un essere spirituale e fisico. E' provvisto di ragione, libertà di scelta e di un ampio spettro di esperienze spirituali. L'uomo porta in sé il profondo anelito alla realizzazione di se stesso. L'uomo ricerca continuamente tale auto-realizzazione e quello che egli cerca può essere espresso in una parola: l'uomo è un essere alla ricerca della pace. Senza ombra di dubbio possiamo dunque affermare che la casa dell'uomo è lì dove si trova la 'sua pace'. La ricerca della pace è il motivo fondamentale di qualunque attività umana e dell'esistenza. L'esperienza ci insegna che l'uomo è pronto a compiere del bene, fino al punto da sacrificare la propria vita, se lungo questo cammino egli sente la 'pace'. Allo stesso modo, se l'uomo non trova la pace facendo del bene ed aprendosi a valori umani positivi, inizia a cercare la pace nel mondo del negativo e della distruzione. In tal modo l'uomo può distruggere se stesso, gli altri e tutto quello che lo circonda, sempre nella sua ricerca della pace. Se analizziamo la crescita e lo sviluppo dell'uomo dalle sue origini, scopriremo che egli ha avuto bisogno della pace per poter crescere ed evolversi. Se una mamma è tranquilla, anche il figlio che porta in grembo vivrà questa pace e crescerà 'gioiosamente'. Quando la tranquillità della mamma viene compromessa per qualsiasi motivo mentre porta suo figlio in grembo, il bimbo verrà alla luce con profonde conseguenze, quali l'inquietudine, della quale non riuscirà a liberarsi per tutto il resto della sua vita. Quando un bimbo viene alla luce, affinchè possa proseguire tranquillamente la sua vita nel mondo, dovrà essere accettato ed amato. Infatti l'esperienza ci insegna anche che molti bambini vivono una profonda inquietudine a causa della gelosia che si crea in tutte le famiglie che aspettano un altro bimbo. Proprio l'esperienza di non sentirsi come minacciato, ma arricchito, ed il sentirsi ancora amato ed accettato, restituisce la pace al bambino. Crescendo e sviluppandosi, non cambierà nulla; semplicemente l'uomo manifesterà in altro modo le sue inquietudini e cercherà diversamente la propria pace, lungo una strada positiva o negativa. Qui ci si pone dinanzi un interrogativo fondamentale: è forse l'uomo un esule che ha da tempo perso la sua 'casa della pace' e cerca in tutti i modi di ritrovarla oppure il suo cuore è pervaso da un desiderio per la pace che va oltre ogni promessa proveniente dal mondo in cui vive' In questa sede il nostro compito non è quello di analizzare tutti i presupposti e le risposte antropologico-culturali poiché una è sufficiente: l'uomo concreto, dotato di ragione, di libertà di scelta e di un'anima libera, vuole vivere nella pace ed il mondo che egli sperimenta non gli assicura pienamente questa pace; ecco perché egli la cerca instancabilmente e non può liberarsi dal desiderio di realizzarla. Per poter vivere in pace e rimanere nella 'sua casa della pace', tutti i piani dell'uomo devono essere soddisfatti ovvero la ragione, il libero arbitrio e la libertà dell'anima e dello spirito.

In questo l'uomo si differenzia profondamente dal mondo animale Gli animali non superano se stessi nella ricerca della pace. E' sufficiente che si sentano sazi e dissetati e che soddisfino i propri bisogni istintivi per essere tranquilli. Anche le bestie più feroci perdono la propria aggressività quando appagano le proprie istintive necessità. Non possiamo dimenticare che esistono l'antropologia, la psicologia e la sociologia che cercano di convincere l'uomo del fatto che egli, per poter ottenere la pace, ha bisogno di qualcosa di più rispetto agli animali, ma questo qualcosa non oltrepassa alcun orizzonte del suo mondo. Ancora una volta l'esperienza conferma che quanto più l'uomo è appagato a livello fisico-istintivo, tanto più inquieto, aggressivo e pericoloso egli diviene per se stesso e per l'ambiente circostante se il suo essere non è imbevuto delle realtà spirituali.

III. L'Immagine biblica dell'uomo ' un esule inquieto

L'immagine biblica dell'uomo è un'immagine trascendentale. L'uomo è stato creato ad immagine e somiglianza di Dio (cfr. Gen 1, 27 e seg). Dio gli ha dato la possibilità di collaborare con Lui e, nella comunione con Dio, di realizzare la sua felicità e la sua pace su questa terra. L'uomo è stato posto nel paradiso terrestre, dove ha conosciuto la pace nell'amicizia con Dio. Tuttavia è avvenuto un qualcosa che la Bibbia definisce peccato originale. L'uomo ha sbagliato perché si è impossessato di qualcosa di vietato ed ha così distrutto l'alleanza con Dio e la comunione reciproca. Egli non sopporta più la presenza di Dio perché i Suoi passi e la Sua presenza lo hanno spaventato ed egli si è nascosto. Le conseguenze per l'uomo sono pesanti. Egli non ammette la colpa, ma la addossa ad altri: Adamo sulla sua donna Eva ed Eva sul serpente-satana che l'ha ingannata. L'uomo perde la pace, la sua esistenza è minacciata perché tutto si rivolta contro di lui ed egli è costretto ad abbandonare il paradiso terrestre, deve lasciare la sua 'casa di pace' ed essere un esule esposto alle difficoltà, ai problemi, al lavoro duro, deve ingoiare un pane amaro lavorando duramente (cfr. Gen 3, 17-19), Secondo il racconto biblico quindi l'uomo una volta ha goduto della pace, ma l'ha persa ed è stato cacciato dal paradiso terrestre , diventando un esule. Il suo esilio si trasforma in pellegrinaggio perché Dio non ha abbandonato l'uomo, ma gli ha dato la speranza, gli ha annunziato una donna con un bambino che sconfiggerà il male e riporterà l'uomo al paradiso perduto, una nuova 'casa della pace'. L'intera storia biblica mostra un uomo che vaga alla ricerca di Dio, Dio che si manifesta e va incontro all'uomo per offrirgli la pace.

Secondo il racconto biblico l'uomo è crocifisso tra il ricordo della vita in paradiso ed il bisogno interiore di giungere finalmente ad una pace promessa già qui sulla terra, ma finalmente confermata nel regno eterno di Dio, un regno di pace, giustizia e verità. I profeti sospiravano continuamente per la pace, pregavano e cantavano una pace che Dio, nel suo amore, avrebbe donato al suo popolo. Tutte le aspettative dei profeti si sarebbero concretizzate nel Messia, che sarebbe venuto per creare le nuove condizioni per la realizzazione di una definitiva pace messianica.

Nella tradizione biblica si citano vari luoghi di pellegrinaggio, luoghi in cui il popolo si reca alla ricerca di Dio e dell'incontro con Lui. Vengono inoltre menzionati anche incontri religiosi tra le persone-pellegrini. Uno di questi è Sichem, dove il popolo si era radunato nel santuario del Signore e nel quale era stata stipulata l'alleanza con Dio (cfr. Gs 24, 25). Oltre a Sichem tra i luoghi di riunione si ricordano anche Betel (1 Sam 10, 3), Bersabea (Am 5, 5) e Ofra e Zorea (Gdc 6, 24 e 13, 19 e segg..).

Si passa poi alla Pasqua ebraica (2 Co 23) ed alla festività della Settimana e dei tabernacoli che si celebrano a Gerusalemme. Il significato di questi incontri in un luogo è duplice: radunare il popolo intorno al suo Dio e proteggerlo dall'idolatria e dal paganesimo. Alla fine rimane un unico luogo di pellegrinaggio: il tempio di Gerusalemme. Attorno al tempio si sono radunati una moltitudine di persone provenienti dalla Palestina e dalla diaspora, tutti con lo stesso fine: mantenere il popolo nella fede e non consentirgli di allontanarsi dal suo Dio. Quelli erano giorni di preghiera ed adorazione di Dio, giorni in cui si esprimeva la devozione alla città santa ed alla fine si realizzava una profonda alleanza del popolo di Dio. Il pellegrinaggio non si attua solo con una visita concreta ad un luogo consacrato, in cui Dio si è manifestato, ma si esplica anche come avvenimento escatologico. Si parla del 'giorno della salvezza', inteso come incontro di pellegrinaggio di tutti i popoli. Nel profeta Isaia il Signore dice: "Io verrò a raccogliere tutte le nazioni e tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria. Darò loro un segno ed invierò alcuni dei loro superstiti verso le nazioni: Tarsis... Ricondurranno tutti i vostri fratelli da tutte le nazioni come offerta al Signore, su cavalli, su carri, su portantine, sui muli e dromedari, al mio santo monte di Gerusalemme" (66,18-20). Ed il profeta Michea scrive: "Quel giorno verranno fino a te dall'Assiria e dall'Egitto, da Tiro fino all'Eufrate, da mare a mare e da monte a monte" (7, 12).

In questa sede sarà sufficiente ricordare i salmi dal 120 al 134 per rendersi conto di tutta la conoscenza relativa al pellegrinaggio nel popolo di Israele:

"Mi rallegrai quando mi dissero:

"Andremo alla casa del Signore".

Sono stati i nostri piedi nell'interno delle tue porte, Gerusalemme!

Gerusalemme costruita come città,

in sè ben compatta!

Là salivano le tribù, le tribù del Signore,

secondo il precetto dato ad Israele

di lodarvi il nome del Signore.

Sì, là s'ergevano i seggi del giudizio,

i seggi della casa di Davide.

Augurate la pace di Gerusalemme:

vivano in prosperità quanti ti amano!

Sia pace tra le tue mura,

prosperità fra i tuoi palazzi.

Per amore dei miei fratelli ed amici

dirò: Sia pace in te!

Per amore della casa del Signore, nostro Dio,

chiederò: sia bene per te! (Sl 122, 1-9).

In base alla narrazione biblica si vede chiaramente che l'uomo è chiamato, dal canto suo, a fare di tutto per accettare quello che Dio nel suo amore ha preparato per lui. Per questo motivo l'uomo è chiamato alla conversione, che è il cammino verso la pace lungo il quale egli abbandona tutto quello che lo tormenta per vivere e godere della pace. Per poter riuscire nella conversione, che di per sé significa abbandonare il mondo e le sue promesse ed aprirsi a Dio che è pace, l'individuo, la famiglia e, di tanto in tanto, tutto il popolo devono non soltanto pregare, ma anche digiunare, credere ed amare, riconciliarsi e perdonare, al fine di superare tutte le difficoltà ed accedere alla pace che Dio promette. Tutto ciò accade in modo particolare nel pellegrinaggio.

Papa Giovanni Paolo II scrive a proposito del pellegrinaggio nel documento "Il Pellegrinaggio nel grande giubileo del 2000" con particolare riferimento ad Israele nel numero 8: "Al popolo di Dio vittima della sfiducia, oppresso dalla mancanza di fede, i profeti annunciano anche la redenzione messianica del pellegrinaggio, aperta all'orizzonte escatologico in cui tutti i popoli della terra saranno redenti in Sion, il luogo della Parola di Dio, il luogo della pace e della speranza. Vivendo nuovamente l'esperienza dell'esodo, il popolo di Dio deve consentire allo Spirito di liberare il loro cuore dal macigno e di donare loro un cuore di carne, di poter esprimere, nel viaggio dell'esistenza, la giustizia ed una fede gelosa e divenire luce per tutti i popoli fino al giorno in cui il Signore Dio sul monte santo offrirà un banchetto per tutti i popoli.

IV. Gesu' Pellegrino

Nel corso della storia, nella pienezza dei tempi, lo stesso Dio, per mezzo del suo Figlio Gesù Cristo, si fa uomo e viene incontro all'uomo poiché desidera restituirgli la 'casa della pace'. Si può pertanto dire che anche Gesù è un pellegrino, ma con una diversa connotazione. Egli durante il suo peregrinare su questa terra non ha cercato Dio, bensì l'uomo e gli ha offerto un semplice cammino divino fino alla pace che viene da Dio poiché Egli dona la pace (cfr. Gv 14, 27). La sua incarnazione è l'inizio del suo pellegrinaggio, iniziato nel momento in cui Maria e Giuseppe lo portarono al tempio per presentare il loro primogenito, come previsto dalle scritture e dalla legge per cui ogni primogenito doveva essere presentato al Signore (cfr. Lc 2 , 22-26 ).

Per 12 anni Gesù ha continuato il suo cammino di pellegrino. Secondo quanto previsto dalla legge si recò con i suoi genitori a Gerusalemme (cfr. Lc 2, 41) per essere presentato al tempio,come prescritto sin dall'antichità: "Tre volte l'anno il tuo figlio maschio si presenterà dinanzi al Signore" (Is l 23 ,17). Nel periodo della sua vita pubblica, Gesù di tanto in tanto in occasione delle varie festività si recava in pellegrinaggio (cfr. Gv 2, 13; 5, 1 e segg.). Le ascese al monte di Gesù, il suo digiuno nel deserto e la morte sul monte fuori dalla città sono le stazioni del suo cammino di pellegrino e sul montedell'ascensione conclude il suo peregrinare terreno (cfr. Mt, 5, 1-2; 4, 1-11; Gv, 19, 17)

Promettendo ai Suoi discepoli di rimanere con loro, fino alla fine del mondo, realizza la sua presenza grazie alla presenza nell'eucarestia e viaggia con il suo popolo attraverso la storia fino alla fine del mondo ed alla fine dei tempi. Nel documento "Pellegrinaggio", n. 29., il Papa scrive, riferendosi al peregrinare dell'umanità: " Il cammino dell'umanità, che avviene in mezzo a tensioni e contrapposizioni, è rivolto al rassicurante peregrinare verso il Regno di Dio che la Chiesa è tenuta ad annunciare e realizzare coraggiosamente in piena lealtà e perseveranza, poichè è chiamata dal suo Signore ad essere sale, lievito, luce e città sul monte. Solo così si apriranno le vie sulle quali l'amore e la fedeltà si incontreranno e la giustizia e la pace si abbracceranno" (Ps 85, 11.) Ogni cristiano è chiamato a questo cammino di pellegrinaggio della Chiesa, del popolo di Dio e di tutta l'umanità. "Per il pellegrino, il pellegrinaggio è la celebrazione della propria fede, una manifestazione di culto da vivere nella tradizione della fede, con un forte sentimento religioso e come realizzazione della propria esistenza " (Pellegrinaggio n. 32).

In poche parole, il significato del pellegrinaggio è la ricerca di Dio che si è manifestata in momenti diversi, in modi diversi ed in luoghi diversi e per poter effettuare l'incontro con Lui nel suo percorso di pellegrino l'uomo deve allontanarsi dalla vita quotidiana, mettersi in cammino e celebrare la propria fede nella preghiera e nel culto, così che Dio possa liberare l'uomo dal vecchio peccato e dal male e con lui rimettersi in cammino verso il Regno di Dio. Per questo motivo nei luoghi di pellegrinaggio bisogna dare forma ad un culto divino che diventerà culto umano.

V. Il pellegrinaggio ' uscita ed ascesa

In base a quello che è stato detto finora, è chiaro che bisogna fare di tutto affinchè l'uomo, così com'è nella sua realtà antropologico-psichica e religioso-spirituale, si rivolga, sia motivato, si apra, accolga, incontri e rimanga sul cammino di Dio, che è fedele all'uomo. Dio si manifesta nei luoghi di pellegrinaggio in modo eccezionale per mezzo della Bibbia e di persone speciali. E' questo quello che spinge l'uomo ad abbandonare la propria quotidianità ed a recarsi in questi luoghi. Dio offre all'uomo innanzitutto la sua presenza con l'intenzione che questi, alla ricerca della presenza amata, lo trovi. Sperimentando questa amata presenza l'uomo prova un senso di liberazione dal peso che si è ammassato nel corso del suo pellegrinaggio terreno, rappresentato dalle conseguenze della propria ed altrui debolezza e peccato.

All'esperienza di liberazione dal macigno del peccato e delle sue conseguenze devono far seguito un'esperienza di pace, gioia, amore, speranza, fiducia, la decisione di accogliere la presenza del Signore nella propria vita e l'impegno per rimanere in questa presenza e, ogni volta che il cammino della vita rifiuta o si allontana dalla presenza di Dio, cercare nuovamente di trovarla e realizzarla. Quanto più profonda è l'esperienza di pace ed amore, tanto più facilmente l'uomo riuscirà a rimanere sul cammino divino ed a lottare con decisione contro tutto quello che lo separa da Dio.

Affinchè l'uomo si svincoli più facilmente dall'abbraccio mortale del peccato e si liberi delle sue conseguenze, in ogni luogo di pellegrinaggio bisogna dunque offrire forme svariate di incontro con Dio. Secondo l'annuncio biblico e le esperienze profetiche in primo luogo, c'è una CHIAMATA ad andar via dalla propria città, a lasciare la vita di tutti i giorni ed a cercare un luogo di pace e quiete, per dirla in modo biblico, ad andare nel deserto e poi l'invito ad andar via ed a salire sul monte, dove i profeti pregavano ed incontravano il Signore per poi tornare di nuovo nel proprio luogo, nella propria città per continuare la propria attività. Nella prassi biblica del pellegrinaggio il luogo più importante era proprio il tempio, inteso come il luogo d'incontro dei credenti. Durante la loro permanenza nei luoghi in cui erano stati chiamati, i fedeli PREGAVANO e DIGIUNAVANO. Nel tempio si compivano sacrifici, si celebrava il culto ed avveniva la RICONCILIAZIONE CON DIO E CON GLI UOMINI. Tornavano a casa rinnovati e pronti ad ACCETTARE il proprio compito, a fare del bene ed a pensare ad orfani e vedove.

In altre parole, l'uomo da un lato arriva con i propri desideri e spinto dalle proprie difficoltà, dai peccati e dalle loro conseguenze perché ha bisogno, nel luogo di pellegrinaggio, di ricordare e vedere ogni cosa alla luce dell'amore di Dio e della sua misericordia, di vivere la veridicità delle parole di Gesù che invitano tutte le persone stanche ed oppresse ad andare da Lui, poiché Egli concederà il riposo e la pace (cfr. Mt 11,28).

Bisogna dunque aiutare il pellegrino affinchè, nel suo percorso di pellegrinaggio, si rivolga alle vie indicate dalla Bibbia, affinchè trovi il tempo, cioè non bisogna consentirgli di fare tutte le cose in fretta, come se si trattasse di una visita turistica ad una zona di interesse generale. Il pellegrino deve rimanere, deve avere tempo, deve andare sul monte, deve incontrare nel tempio il Signore che perdona e restituisce la pace.

VI. Medjugorje - offerta di oggi

Alla luce di quanto detto, non è difficile comprendere quello che accade a Medjugorje e quello che deve ancora accadere, ovvero come dare forma all'ascolto di Dio e perché, qual è la situazione attuale e perché si offre al pellegrino di Medjugorje quello che si offre.

E' assolutamente evidente che nessun santuario, come pure nessun santuario mariano, si è sviluppato o si sviluppa come Medjugorje; oserei dire che nessuno di essi risponde all'immagine ideale del pellegrinaggio, in qui c'è l'uomo alla ricerca e Dio che si offre, come nel caso di Medjugorje (l'unica eccezione potrebbe essere quella del pellegrinaggio in terra Santa perché lì si ha la possibilità di venire a contatto con i luoghi in cui Dio si è manifestato ed in cui Gesù ha operato!)

La collina delle apparizioni

La Vergine ha iniziato ad apparire sul monte Crnica, che ora ha preso il nome di collina delle apparizioni. Ella ha invitato alla pace, alla preghiera, al digiuno, alla fede ed all'amore. Le persone che l'hanno vista erano dei ragazzi, ora divenuti persone adulte, con i quali è possibile incontrarsi e che i pellegrini incontrano. Tutto è iniziato con un invito alla pace ed alla fede in Dio in un paese in cui l'ideologia predominante era quella atea. Il potere da un lato reagì con impeto e dall'altro era un incredibile impulso per la gente ad andare a vede, sperimentare e rispondere.

L'uomo, per sua natura, cerca la pace. Dio qui, per mezzo della Regina della Pace, gliela offre intuendo il desiderio più profondo dell'uomo e cioè quello per la pace intesa come pienezza di beni: fisici, psichici e spirituali. Gli uomini si sono messi in movimento. Biblicamente la collina delle apparizioni è anche una Betlemme, un invito alla pace grazie alla nascita di Gesù, e come monte è un invito ad uscire ed a salire. Qui il pellegrino sperimenta il primo invito e la prima apertura ed anche una buona "preparazione alle condizioni". Questo è un luogo in cui l'uomo prova gioia e pace e non vi sono pellegrini che non vengono qui. Quindi un pellegrinaggio non è ben concepito se non prevede "l'uscita e l'ascesa" su questo monte.

Sulla collina delle apparizioni si recitano i misteri gaudiosi e quelli dolorosi del Rosario, si rimane a pregare ed in silenzio in questo luogo che si contraddistingue come quello in cui i veggenti hanno visto la Madonna. Bisogna riservarsi tempo a sufficienza per l'ascesa sulla collina delle apparizioni e soprattutto bisogna prendersi del tempo per rimanere in silenzio in questo luogo. In questa quiete bisogna leggere i messaggi della Vergine, riflettere su di essi e consacrarsi alla Vergine, cioè accoglierla consapevolmente come Madre, perché Ella proprio in questo luogo ha detto tante volte di essere la nostra Madre. Bisogna aprirsi alla sua benedizione, poiché nei suoi messaggi Ella ripete 'vi benedico con la mia benedizione materna'. In questo luogo è anche bene decidere di accogliere Maria come Maestra, poiché Ella ci indica la strada verso Gesù. Così come è importante venire in questo luogo con un gruppo, allo stesso modo è importante venirvi da soli per pregare, perché recitando il Rosario si possa stare con Gesù e con Maria e si oda la sua voce che invita alla pace. Si tratta di quella stessa pace che gli angeli annunziarono alla nascita di Gesù. Si raccomanda in modo particolare che sotto la croce posta di fronte si reciti il secondo mistero gaudioso per la pace perché qui Marija Pavlovic il terzo giorno delle apparizioni, ovvero il 26 giugno 1981, vide la Madonna con la croce che piangeva e ripeteva: Pace! Pace! Pace! Solo pace! Pace tra Dio e uomini e pace in mezzo agli uomini. Molti pellegrini si recano sulla collina delle apparizioni anche di notte e vivono esperienze di preghiera davvero meravigliose. In questo modo si ripete quello che Gesù spesso faceva recandosi anche di notte a pregare sui monti.

La Croce Azzurra

Con il passare del tempo è nato anche un altro angolo di preghiera silenzioso in cui molte persone singolarmente, ed un po' meno gruppi, trascorrono il proprio tempo in preghiera. Il suo nome è casuale perché qualcuno ha posto una croce azzurra lì dove la Vergine è apparsa quando non era possibile recarsi sulla collina delle apparizioni a causa della polizia. Qui ci sono spesso stati i gruppi di preghiera di Ivan, quando l'incontro era solo per i gruppi, e la Vergine è apparsa ad Ivan durante questo incontro. Anche per questo luogo vale quello che si è detto per gli altri luoghi d preghiera: pregare, rimanere in silenzio e rilassarsi in un'atmosfera di preghiera. In questo luogo viene spesso a pregare anche Mirjana il secondo giorno del mese quando ella ha i suoi incontri di preghiera con la Vergine e prega per coloro che non credono. Tutto ciò stimola il pellegrino ad andare in questo luogo per pregare. Questo luogo di preghiera ha anche una sua caratteristica pratica: tutti coloro che, a causa del proprio stato fisico, non possono salire a Podbrdo o Krizevac, spesso sono in condizione di recarsi alla croce azzurra e di vivere l'esperienza di preghiera del monte.

Il Krizevac

Dopo l'incontro sulla collina delle apparizioni, dove per la prima volta si è udito l'invito risuonato poi nei cuori dei veggenti e quindi in quello di milioni di pellegrini, il pellegrinaggio in senso biblico continua. Il pellegrino che giunge qui oppresso dalle proprie debolezze e dai propri peccati e ferito dalle debolezze e dai peccati altrui, deve continuare un cammino che al tempo stesso è anche quello di Gesù, intrapreso dopo Betlemme. Gesù ha percorso questa strada attraversando un altro monte ed un'altra ascesa con la croce sulla cima del Calvario. Il pellegrino, seguendo Gesù pellegrino, esce e sale sul Krizevac. Qui l'uomo ha la possibilità di incontrare Gesù sofferente, che soffre e muore superando il proprio esame per il regno della pace proprio sulla croce, mentre accoglie con amore la sofferenza e, sulla croce, prega e perdona. Qui c'è anche Maria sofferente che rimane fedele a suo Figlio, che ama come Egli ama, prega come Egli prega e perdona così come fa Lui. Nella luce del Cristo che percorre l'ultima parte del suo cammino di pellegrino, il pellegrino conosce da un lato l'amore incommensurabile che soffre per lui e dall'altro la malvagità umana in cui riconosce se stesso, il proprio comportamento ed il comportamento degli altri. Questa ammissione non lascia l'amaro nel cuore poiché neppure Gesù è morto nell'amarezza, bensì ispira un desiderio di perdono, una ricerca del perdono e della riconciliazione. Con l'ascesa sul Krizevac il pellegrino viene a contatto con la morte e la vita, con la transitorietà e l'eternità, con l'amore e con l'odio, con la preghiera e la maledizione, la riconciliazione e la vendetta, la violenza e la misericordia, la povertà e la cupidigia, potenza e debolezza, verità e menzogna, sepolcro e resurrezione, la bontà degli uomini e la loro malvagità, la caduta ed il rialzarsi. Grazie a questo incontro sul Krizevac, il cuore del pellegrino si apre a Dio ed egli è pronto a pentirsi per il proprio peccato, a perdonare ed a chiedere perdono. In questo luogo l'uomo conosce il proprio cammino terrestre con Dio e con gli altri uomini. Senza un tale incontro egli non potrebbe venire a contatto con la propria sofferenza, né aprirsi a Dio, proprio a causa della sofferenza. Lungo questo cammini l'anima si prepara al nuovo incontro nel tempio.

Bisogna quindi lasciarsi tempo a sufficienza da dedicare alla preghiera sul Krizevac. Qui si recita la via crucis, che sul Krizevac è rappresentata da 16 stazioni. La prima è quella dell'orto di Getsemani e l'ultima quella della resurrezione. Dinanzi ad ogni stazione è necessario rimanere a pregare ed a riflettere su Gesù e gli uomini ed in questo contesto osservare il proprio comportamento e quello delle persone che ci circondano. Se si va in questo modo sul Krizevac, allora all'uomo accadrà quello che deve effettivamente accadere: conoscere l'amore di Dio che riscatta ed ammettere il proprio peccato, la propria debolezza ed il bisogno di essere riscattati. E' indispensabile pregare per la fede perché tutto si rivolga al bene per coloro che Dio ama. Non si va sul Krizevac per abbandonarvi le proprie croci, ma per imparare a portarle e per aiutare anche gli altri a sopportare le proprie. Quando ci si reca sul Krizevac è particolarmente importante rimanere in preghiera dinanzi alla croce, stare consapevolmente insieme a Maria, la quale è rimasta sotto alla croce ed ha invitato anche noi a venire qui per pregare. Dinanzi alla croce, in una profonda meditazione, si mostrano le ferite personali di Gesù, quelle di coloro a cui noi abbiamo inferto delle ferite e la sofferenza della famiglia, della Chiesa e del mondo. E' proprio qui che bisogna pregare per la guarigione e la salute dello spirito.

"Cari figli!

Oggi vi invito in modo particolare a prendere tra le mani la Croce e a contemplare le piaghe di Gesù. Chiedete a Gesù di guarire le ferite che voi, cari figli, avete ricevuto nel corso della vita a causa dei vostri peccati o di quelli dei vostri genitori. Solo così capirete, cari figli, che al mondo è necessaria la guarigione della fede in Dio Creatore. Per mezzo della passione e della morte di Gesù in Croce comprenderete che solo con la preghiera potrete diventare anche voi veri apostoli della fede, vivendo, nella semplicità e nella preghiera, la fede che è un dono.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata!"

(25 marzo 1997.)

Questo è un momento di totale raccoglimento e serietà spirituale; è quindi molto lontano da quello spirito talvolta tipico del pellegrinaggio per cui, sul Krizevac, sotto la croce, si parla, si mangia e si beve, cosa che spesso singoli e gruppi d pellegrini fanno al termine dalla propria visita al Krizevac. Qualsiasi forma di vendita o acquisto o l'abbandono di rifiuti sono assolutamente in contraddizione con lo spirito del pellegrinaggio. Anche la dipartita dalla croce dovrebbe avvenire nel più totale raccoglimento, così come Maria fece al ritorno dal Calvario, dopo aver vissuto tutta l'esperienza e dopo aver sepolto suo Figlio. Quando si riscende si potrebbe anche recitare il Rosario ed i misteri dolorosi della Beata Vergine Maria.

Al ritorno dal Krizevac l'anima del pellegrino è pronta a nuovi incontri. In chiesa il pellegrino incontra il Signore risorto che dona ai suoi discepoli il potere di rimettere i peccati e di celebrare l'eucarestia, cibo del credente.

La Confessione

Non è un caso che Medjugorje sia diventata per molti pellegrini il luogo della confessione di conversione. E' quindi importante aiutare i pellegrini a compiere un profondo esame di coscienza in preparazione alla confessione. Saranno in questo modo pronti al pentimento, al perdono, alla ricerca del perdono, ad una piena purificazione dell'anima e del cuore ed alla riconciliazione con Dio e con gli uomini. Oltre alla preparazione è fondamentale che i sacerdoti siano a disposizione e che abbiano tempo per ogni singola confessione. Oltre all'ascolto della confessione il sacerdote, nello spirito mariano, deve non solo incitare i credenti a proteggersi dal peccato, ma anche a crescere nel bene; egli deve non solo mettere in guardia dal peccato, perché la vita del cristiano non è rappresentata solo dalla lotta al peccato, ma anche incitare ad una lotta instancabile per il bene. In altre parole, come emerge dai suoi messaggi, Maria non invita solo ad astenersi da guerre e conflitti, dall'odio e da altri mali, ma anche a partecipare attivamente alla realizzazione della pace, dell'amore e della giustizia. Coloro che non vi partecipano attivamente, pur non commettendo peccato per qualche conflitto, lo commettono perché non sono stati sufficientemente attivi nel bene. Maria invita alla confessione fornendo chiare motivazioni:

"Cari figli!

Vi invito ad aprire la porta del vostro cuore a Gesù, come il fiore si apre al sole. Gesù desidera riempire i vostri cuori di pace e di gioia. Non potrete, figlioli, realizzare la pace se non siete in pace con Gesù; per questo vi invito alla confessione, affinché Gesù sia la vostra verità e la vostra pace. Perciò, figlioli, pregate per avere la forza di realizzare ciò che vi dico. Io sono con voi e vi amo.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata!"

(25 gennaio 1995)

Il programma di preghiera serale

La prima parte del programma di preghiera serale consiste nel recitare il Rosario. Si tratta di un momento di preparazione alla Santa Messa. La Madonna stessa ci ha chiesto di prepararci alla celebrazione della Messa. Questo è anche un momento in cui i fedeli si confessano, in un'atmosfera di preghiera. Il momento della preparazione con la preghiera è anche quello delle apparizioni. I fedeli si radunano perché la Madonna viene, prega e benedice tutti e con la sua presenza prepara anche i fedeli alla celebrazione eucaristica.

La Santa Messa si celebra in modo da consentire a tutti i fedeli dei vari gruppi linguistici di parteciparvi il più attivamente possibile. Si leggono i vangeli nelle rispettive lingue dei pellegrini e per quanto possibile anche le preghiere dei fedeli. Anche i canti durante la celebrazione eucaristica sono organizzati in modo da consentire ai fedeli di parteciparvi. Dopo la Santa Messa si recita il credo e sette Padre Nostro e la preghiera per la guarigione. La Vergine ha chiesto di non andar via subito dopo la Messa, ma di rimanere con Gesù. Questo è il momento migliore per recitare la preghiera per la guarigione poiché prima dell'Eucarestia abbiamo detto a Gesù: dì soltanto una parola ed io sarò salvato. Durante questa preghiera avvengono molte guarigioni interiori ed abbiamo assistito anche a guarigioni fisiche. Al termine si recitano i misteri gloriosi. Il significato di questi misteri al termine del programma di preghiera ed a fine giornata è quello di preparare l'anima ed il cuore a quello che attende l'uomo dopo la morte, di commemorare la celebrazione del Signore Risorto, partecipare ad essa e rivolgere il proprio sguardo spirituale a Maria, gloriosamente assunta in cielo e proclamata Regina. In questo modo il cuore e l'anima si aprono alla vita ed alla speranza di Dio, che dona forza e coraggio per continuare il nostro cammino terreno fino alla vittoria finale.

Questo programma rispecchia la volontà della Madonna. Per questo motivo bisogna raccomandare ai pellegrini di partecipare a tutto il programma di preghiera. Non è importante riuscire a capire tutte le parole, poiché non è possibile comprendere i misteri, ma solo accettarli col cuore e tutti coloro che rimangono per l'intero programma sanno quanto sia importante per i pellegrini. Accade che alcuni pellegrini non siano presenti alla Messa col pretesto che non capiscono o che hanno organizzato qualche altra cosa, qualche incontro oppure vi sono quelli che rimangono durante il programma ma al momento della Messa si aggirano attorno alla chiesa in attesa della preghiera della guarigione. Questa è una cosa da evitare: bisogna rimanere per tutto il programma ed in questo modo recepire nel profondo del cuore quello che la Vergine desidera.

La Celebrazione Eucaristica

Molte persone in pellegrinaggio a Medjugorje hanno sperimentato proprio qui per la prima volta cosa sia l'adorazione eucaristica ' l'incontro con Gesù che nel pane divino è rimasto con il suo popolo. In tutti questi incontri a Podbrdo, Krizevac ed in chiesa, il pellegrino ha incontrato se stesso in varie dimensioni ed ha parlato di un nuovo inizio della sua vita con Dio, obiettivo ultimo di ogni pellegrinaggio.

Nella tradizione ecclesiastica esiste un altro modo per incontrare Gesù, quello dell'adorazione eucaristica. La Vergine ci chiede di adorare Gesù, suo Figlio:

"Anche questa sera, cari figli, vi sono particolarmente riconoscente per essere venuti qui. Adorate senza interruzione il Santissimo Sacramento dell'Altare. Io sono sempre presente quando i fedeli sono in adorazione. In quel momento si ottengono grazie particolari."

(15 marzo 1984.)

Ella ha chiesto alla comunità parrocchiale di effettuare l'adorazione il giovedì dopo la Messa. Il giovedì è sempre un giorno speciale per l'eucarestia ed i sacerdoti. Parla anche della sua presenza in quei momenti. Chiede anche che ci amiamo in Gesù nell'eucarestia. Solo chi è amato ha tempo.

"Cari figli!

Oggi vi invito ad innamorarvi del SS. Sacramento dell'Altare. Adoratelo, figlioli, nelle vostre parrocchie e così sarete uniti con tutto il mondo. Gesù vi diventerà amico e non parlerete di Lui come di qualcuno che a malapena conoscete. Essere uniti a Lui sarà per voi gioia e diventerete testimoni dell'amore che Gesù ha per ogni creatura. Figlioli, quando adorate Gesù, siete vicini anche a me.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata! "

(Messaggio del 25 settembre 1995.)

Col passare del tempo l'adorazione è stata spostata al mercoledì sera, al sabato ed alla vigilia delle grandi solennità. Nella cappella dell'adorazione molti credenti trovano un momento di silenzio e realizzano l'incontro con Gesù nell'eucarestia. Molti fedeli hanno vissuto per la prima volta l'esperienza dell'adorazione eucaristica proprio a Medjugorje ed hanno poi riferito di questa esperienza ai propri gruppi di preghiera e, col passare del tempo, anche alle comunità parrocchiali. Vi sono pellegrini che nelle proprie comunità parrocchiali hanno organizzato adorazioni continue. L'adorazione è di per sé un incontro con Gesù nel pane eucaristico. Quando il fedele è in adorazione è bene che dica meno parole possibili e che rimanga in silenzio dinanzi a Gesù. Spesso si parla dell'esperienza di S. Giovanni, parroco di Ars: io guardo Lui e Lui guarda me. Stare in silenzio dinanzi a Gesù significa entrare nel mistero della sua presenza eucaristica, significa arrestare la propria corsa, sia interiore, sia esteriore, e vivere l'esperienza dell'eternità. Quando l'adorazione avviene all'interno di gruppi, è necessario fare brevi meditazioni che aiutano ad arrivare alla presenza di Gesù, canti e molto silenzio. Non deve essere piena zeppa di riflessioni, come se si trattasse di un'omelia. Non bisognerebbe recitare il Rosario né le litanie, ma mantenersi su forme di preghiera e canti il più semplici possibile, affinché l'anima abbia il tempo di entrare nel silenzio.

Nell'organizzare giornate di pellegrinaggio a Medjugorje bisogna fare attenzione affinché i pellegrini non siano troppo presi dalla corsa alle lezioni, visite, ecc., ma bisogna aiutarli a trovare il tempo anche per questo incontro con Gesù.

Adorazione Della Croce

Oltre all'incontro con Gesù sul Krizevac in cui il pellegrino incontra Gesù che soffre e segue la sua via crucis, in chiesa il venerdì dopo la Santa Messa si svolge l'adorazione della croce ed al termine la preghiera per la guarigione. Anche questo è un momento opportuno nel quale il pellegrino incontra la croce del nostro Signore Gesù Cristo per mezzo della quale abbiamo avuto la salvezza e che rimane un segno dell'amore di Gesù. La preghiera dinanzi alla croce è organizzata in modo simile all'adorazione di Gesù nel Santissimo Sacramento dell'Altare. Nel suo messaggio la Vergine dice:

"Cari figli!

In questi giorni voglio invitarvi a porre al centro di tutto la Croce. Pregate in particolare davanti alla Croce, da cui derivano grandi grazie. In questi giorni fate nelle vostre case una consacrazione speciale alla Croce. Promettete di non offendere Gesù e la Croce e di non arrecargli ingiurie."

(12 settembre 1985)

Anche questa è una parte importante del programma di pellegrinaggio poiché al fedele non accade mai di incontrare Gesù sofferente. Chi non è con Gesù nella sofferenza, con difficoltà riuscirà a penetrare nel mistero dell'amore che soffre e che vince grazie alla resurrezione.

Se osserviamo il programma serale del giovedì, venerdì e sabato, con l'adorazione serale, ci rendiamo conto che si tratta di un vero e proprio triduo: il giovedì santo, il venerdì santo ed il sabato santo con la liturgia della veglia pasquale e l'attesa del mattino della resurrezione. Per questo motivo il mattino della domenica può essere una gioiosa vittoria sul male e sul peccato, sulla morte e le tenebre, poiché si passa insieme a Gesù attraverso il giovedì santo, fondamento dell'eucarestia, il venerdì santo, con la sua morte, ed il sabato santo, con i preparativi per la resurrezione.

In questo modo è possibile scoprire la pienezza della scuola della Vergine. Ella vuole guidarci ed aiutarci ad incontrare Gesù, nostra vita e nostra Resurrezione.

Le Persone - I Testimoni della Presenza della Vergine

Il pellegrino a Medjugorje ha la possibilità, oltre al trovarsi nei luoghi in cui Dio per mezzo di Maria, che qui appare, si è accostato all'uomo, di incontrare anche le persone attraverso le quali Egli, tramite Maria, ha parlato. Sono importanti testimoni ed un aiuto lungo il cammino dell'incontro con Dio. Si tratta dei veggenti. Per questo motivo la loro testimonianza è di estrema importanza. Il loro compito fondamentale è quello di riferire semplicemente i messaggi della Madonna e raccontare la propria esperienza di incontro con Maria. Sia i veggenti, sia i pellegrini devono prestare attenzione a non superare il limite del messaggio e dell'esperienza personale. Sarebbe infatti pericoloso se i veggenti si trasformassero in specialisti per qualsiasi questione, fornendo delle risposte, poiché potrebbe facilmente accadere che gli incontri con loro si trasformassero in incontri con persone onniscienti, con dei profeti, ai quali la gente chiederebbe risposte, senza ascoltare i messaggi. Questo sarebbe un danno per i pellegrini, i quali non riuscirebbero sempre a distinguere i messaggi della Vergine dallo loro opinione personale. Durante tali incontri è sicuramente presente anche la curiosità. La curiosità è di per sè qualcosa di positivo poiché rappresenta una motivazione affinché il pellegrino decida più facilmente di "uscire dalla propria quotidianità". Tale curiosità va trasformata in un uno stimolo per ulteriori incontri con Dio che in questo modo parla al suo popolo ( e del resto come potrebbe non esserci la curiosità dell'incontro con persone che sostengono di avere incontri quotidiani con la Madonna!). La curiosità prepara l'uomo a sentire e ad ascoltare e facilita la comprensione di quello che Dio dice. E' quindi importante proseguire il cammino attraverso la Collina fino all'incontro in chiesa, nell'esperienza della realtà sacramentale. Ritengo che per il pellegrino a Medjugorje sia sufficiente incontrare uno dei veggenti. Bisogna evitare di rincorrere continuamente i veggenti e di sopravvalutarne il ruolo. Esiste il pericolo che attorno al veggente si crei una "cerchia di amici" che potrebbero iniziare ad avvantaggiarsi della loro vicinanza e dare al pellegrino una particolare immagine di possibili affari e profitti, ad esempio se il pellegrino è a casa del veggente deve pagare di più o si sente particolarmente privilegiato. Tali pericoli ed altri simili vanno evitati per il bene dei veggenti, dei pellegrini ed in fondo per il bene dei messaggi che essi comunicano.

Segni e Miracoli

Il fatto è che molti pellegrini venuti a Medjugorje testimoniano di aver visto segni particolari in cielo oppure sulla croce o di aver avvertito in modo particolarmente intenso la presenza di Maria ed i suoi inviti. Sebbene sia difficile dire cosa accada realmente, bisogna comunque sottolineare che anche questo è un fatto importante nel cammino di pellegrinaggio. Comunque, anche in questo caso, vale la regola per cui il criterio ultimo è quello che il pellegrino fa dopo aver vissuto esperienze eccezionali di Dio. A questo si possono anche aggiungere le guarigioni fisiche, spirituali e dell'anima. Coloro che le hanno sperimentate con la loro testimonianza destano, oltre alla fede, anche curiosità, e motivano la gente ad abbandonare la vita e le attività di tutti i giorni ed a rivolgersi ad un luogo ed a persone che, grazie all'eccezionale impresa di Dio, sono divenuti meta di una moltitudine di pellegrini.

Pane e acqua

Un segno particolare del pellegrinaggio è il messaggio della Vergine affinché si digiuni a pane ed acqua. Il pane è l'alimento fondamentale dell'uomo e quindi anche simbolo di vita. Anche l'acqua è insostituibile nella vita dell'uomo. Si tratta soprattutto di un simbolo di purificazione spirituale. Già in queste due realtà ed in questi due simboli è contenuto un messaggio: tornate alla vita e vivete, abbandonate la vostra sporcizia e diventate puri.

Per dirla con parole semplici, siamo chiamati a vivere due giorni a pane ed acqua. E' questo il digiuno ideale. Certamente chi prende alla lettera tutto questo sicuramente farà del bene alla propria anima ed al proprio corpo, ma bisogna anche tener conto della vita quotidiana, dei problemi e delle difficoltà. Del resto un tale invito è comunque un invito al quale rispondere in piena libertà e responsabilità. Il pane e l'acqua erano il viatico del pellegrino del tempo passato. Egli non doveva portare nient'altro con sè lungo il suo cammino di più giorni o più settimane. Vivendo e camminando con pane ed acqua, l'uomo si è purificato e si è preparato all'incontro con Dio, ha abbandonato la propria quotidianità ed ha incontrato un luogo in cui Dio si è manifestato e persone alle quali Egli è apparso.

Comunita' "Cenacolo"

Un incontro molto importante per i pellegrini è quello con i giovani che si trovano nella comunità di suor Elvira. Essi offrono la propria testimonianza concreta sulla dipendenza dalla droga e sulla via d'uscita dalla morte nella vita, dalla totale schiavitù, criminalità ed ateismo nella libertà e nella pace che Dio dona quando l'uomo si apre a Lui. Qui molti pellegrini, in particolar modo genitori, prendono coscienza del proprio ruolo e riconoscono le proprie carenze nell'educazione dei propri figli, ma anche la speranza che tutto può volgersi al bene. Anche per i giovani questo è un incontro importante, poiché nelle sincere confessioni dei tossicodipendenti essi riconoscono e comprendono tutti i pericoli dei mali moderni: droga e alcol. Ognuno di loro e tutti insieme sono una prova particolare di quello che accade nell'uomo quando incontra Dio e decide per Lui. Spesso accade che dopo l'incontro con la comunità i pellegrini chiedano di confessarsi o di parlare con un sacerdote, perchè si sono resi conto delle proprie omissioni oppure perchè hanno bisogno di consiglio. Questa stazione nella via crucis del pellegrino attraverso Medjugorje è di aiuto per molti: essi tornano a casa consapevoli delle proprie responsabilità, ma anche dei pericoli che possono intralciare l'uomo nel suo cammino verso la pace, poiché ogni forma di dipendenza si riconosce proprio dal fatto che l'uomo è dipendente, prigioniero e rinchiuso nell'orizzonte del proprio mondo. Qui si manifesta la profonda aspirazione a proseguire lungo un cammino di libertà e la decisione di lottare contro la schiavitù.

VII. La situazione dell'uomo e del Mondo - Il desiderio di una via d'uscita

Tutto questo accade e da forma al luogo di pellegrinaggio ed alla modalità del pellegrinaggio con tutte le dimensioni che l'uomo porta in sè. Quando prendiamo coscienza che tutto questo accade alla fine del ventesimo secolo, le cose diventano ancor più interessanti e comprensibili. L'uomo, alla ricerca di Dio, oggi è invaso da una serie di offerte che nella sua vita quotidiana lo minacciano di perdere il senso della vita e di cadere in una cupa disperazione ed infine di soffocarlo nella morte. Quanto più si allontana da Dio, tanto più l'uomo cerca e diventa più sensibile a tutte le offerte che gli promettono sicurezza e pace. Sempre più l'uomo si allontana dalla propria quotidianità, se non alla ricerca di Dio, come colui che esce dalla vita di tutti i giorni per godere di sostanze stupefacenti che lo estraniano da se stesso, da tutti i valori umani e cristiani e che lo rendono prigioniero. La droga e l'alcol, il pansessualismo e l'edonismo, la corsa al potere ed al denaro altro non sono se non un "pellegrinaggio" dalla realtà nell'irrealtà, dalla speranza nella disperazione, da una concreta collaborazione con Dio ad un deludente comportamento verso se stessi e gli altri. L'aumento dei suicidi, l'uccisione legalizzata di vite non ancora venute alla luce fino al nono mese ed addirittura fino a prima della nascita, altro non sono che un tentativo dell'uomo di crearsi dei nuovi spazi nei quali dominerà il grigiore della sua prigionia entro l'orizzonte di questo mondo. La violenza che emerge nelle guerre, negli omicidi quotidiani è altresì la prova che per l'uomo è divenuto troppo angusto e che egli cerca il proprio spazio vitale, ma sempre senza Dio.

Accanto a questi catastrofici tentativi di rivolgere l'uomo verso qualcosa e di tirarlo fuori da qualcosa, emergono e vengono accettate, alla fine di questo secolo e di questo millennio, le teorie della "nuova epoca" (New Age!), che promettono all'uomo salvezza e pace, ma senza la conversione a Dio. Molti movimenti meditativi che attraggono la gente ed i giovani in particolare, promettono pace e salvezza grazie all'ingresso in se stessi ed all'individuazione ed attivazione della propria forza ed energia. Se gli uni promettono una nuova epoca, che verrà, gli altri prevedono avvenimenti catastrofici ed apocalittici, nei quali molte genti e molti popoli saranno cancellati dalla faccia della terra e rimarranno solo alcuni, gli eletti o altri casuali fortunati.

VIII. In Pellegrinaggio verso il terzo Millennio

Papa Giovanni Paolo II invita incessantemente tutti i cristiani e tutti gli uomini a prepararsi ad entrare nel terzo millennio, ma insieme a Gesù ed a Maria. Nell'enciclica "Madre del Redentore" (1987), si parla di Maria in pellegrinaggio con la Chiesa che vive il suo secondo avvento sia come Madre, sia come Maestra e pellegrina e che prepara la Chiesa alla nascita di suo Figlio nel 2000, poiché Ella può prepararci all'incontro con Gesù che conosce meglio di qualsiasi altro santo, essendo stata la sua Madre e Maestra.

Se c'è un luogo in cui questa parola del Papa può essere applicata e creare una disposizione mariana nel pellegrino, questo luogo è proprio Medjugorje. Ella vi si "reca in pellegrinaggio" ogni giorno e vi appare da quasi 18 anni, insegnando al popolo di Dio a pregare e digiunare, a recarsi in pellegrinaggio, a trovare Dio ed a tornare a Lui con tutto il cuore. Nel messaggio del 25 agosto 1998 (dopo 17 anni e due mesi di presenza a Medjugorje), Maria dice:

"Cari figli! Oggi vi invito ad avvicinarvi ancora di più a me attraverso la preghiera. Figlioli, io sono vostra Madre, vi amo e desidero che ognuno di voi si salvi e sia con me in paradiso. Perciò, figlioli, pregate, pregate, pregate, finchè la vostra vita non diventa preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!"

Medjugorje è quindi un luogo di pellegrinaggio nel vero senso della parola sia per quanto riguarda le manifestazioni di Dio, sia per quanto riguarda le necessità degli uomini, sia per la possibilità di incontrare Dio, sia come risposta a tutti gli inviti che il Papa ha rivolto da quando ha iniziato a preparare il mondo per l'ingresso nel terzo millennio.

IX. Moniti ed Avvertimenti

E' bene mettere in guardia anche da tutti i pericoli che si trovano in ogni luogo dove si raccolgono persone e quindi Medjugorje non fa eccezione. Da un lato bisogna stare attenti affinché i messaggi siano puri e la loro concreta applicazione liturgica sia chiara (preghiera, Messa, adorazione, confessione, salite al monte), ma d'altro canto i protagonisti devono rimanere strumenti umili ed aperti attraverso i quali Dio opera. Bisogna comunque evitare il pericolo di soffocare i messaggi tramite il materialismo, lo spirito turistico, la corsa al denaro ed alla commercializzazione. Bisogna mettere in guardia coloro che seguono i pellegrini affinché questo non diventi per loro un "business" e coloro che li ricevono affinché non dimentichino i motivi della loro venuta a Medjugorje. E' chiaro a tutti che dove c'è la corsa al denaro, dove c'è lo spirito di competizione del chi più guadagna più riceve, il vero spirito del pellegrinaggio è in pericolo. Bisogna in modo particolare prestare attenzione a non abusare della curiosità umana e a canalizzarla e guidarla in modo corretto. Senza esagerare si può dire che spiritualmente Medjugorje è ancora riconoscibile e che non è soffocata da tutti i pericola precedentemente elencati.

X. Quando il Pellegrino Torna a Casa

Al loro ritorno a casa i pellegrini devono prestare attenzione a continuare nello stesso spirito ed a tutelarsi da fanatismi ed elitarismi, ovvero a non creare gruppi separati dalla comunità parrocchiale. Bisogna optare per una preghiera personale e familiare e partecipare ai gruppi di preghiera e, laddove possibile, creare condizioni simili per la preghiera. Medjugorje non è stata donata perchè si sa meglio qualcosa, ma per vivere meglio lo spirito evangelico di Gesù Cristo, che è l'unico Salvatore.

Accanto alle possibili eccezioni, anche qui possiamo dire senza esagerare che dappertutto si cerca di rimanere nello spirito dei messaggi di Maria e di continuare a vivere il Vangelo. Anche qui Medjugorje ha realizzato un qualcosa di eccezionale importanza. I sacerdoti di Medjugorje, ed in parte i veggenti, partecipano ad incontri in tutto il mondo, ai quali partecipano migliaia di fedeli, che aiutano a rimanere sulla retta via. Questa è una cosa che nessun altro santuario ha. Anche questo incontro non ha altra funzione se non quella di comprendere il nostro ruolo in questa magistrale impresa divina e eseguirla degnamente. Nella speranza che Dio, per mezzo di Maria, prosegua in quello che ha iniziato in mezzo a noi, diciamo insieme a Maria: Sia fatta la Tua volontà. Sono pronto a fare tutto quello che mi dici ed aiutami a comprendere quello che mi chiedi.

 

Fonte: © Information Centre "Mir" Medjugorje ( www.medjugorje.hr ^ )

 


Wap Home | Aggiornamenti  | Medjugorje  | Messaggi  | Articoli i Attualitaè  | Video  | Galleria

Powered by www.medjugorje.ws